La città di Cesena

cenni storici

Cesena raggiunse la forma che noi conosciamo alla fine del Trecento.
Il caratteristico "scorpione" descritto dal suo giro di mura è attraversato longitudinalmente dalla via Emilia che, collegando la porta Romana (o dei Santi) alla porta Fiume, descrive un'ampia curva ai piedi del colle.
Cesena fu riconsegnata al papa, alla morte di Domenico Novello Malatesta nel 1465, in uno stato che sarebbe rimasto immutato fino all'Ottocento nelle linee strutturali complessive poiché, i secoli della dominazione pontificia furono assai meno immobili.
La soppressione napoleonica degli ordini religiosi, con la chiusura, la conversione ad altri usi e, spesso, la demolizione di edifici ecclesiastici, segnò una svolta definitiva nella storia della città. Quanto resta oggi non è che una minima parte della fitta rete di conventi, chiese e oratori che penetrava ogni isolato e aveva i suoi punti nodali nei complessi di San Domenico, San Francesco e Sant'Agostino.

È naturale che la rottura di questo secolare equilibrio, accentuatasi nel corso dell'Ottocento, abbia favorito il decadimento di alcune parti della città. La rilevante emergenza della Biblioteca Malatestiana fece sì che, nonostante le demolizioni della chiesa e di parte del convento, l'area di San Francesco conservasse la sua antica connotazione. Il Colle Garampo e l'antico tracciato dellla Via Emilia.Foto aerea dei primi anni '70.
La ricostruzione ottocentesca di quel complesso edilizio attivò la riorganizzazione urbanistica dell'intorno trasferendo in questa zona il fulcro della vita cittadina.
A metà dell'Ottocento la cinta muraria era ormai stretta per i cesenati. Il giro difensivo conservava le antiche porte Trova, Cervese e Santa Maria. I due accessi principali della città erano ancora porta dei Santi e porta Fiume, ristrutturate dal governo pontificio nei primi decenni del secolo per lasciare una buona impressione ai forestieri che facevano il loro ingresso percorrendo la via Emilia con la diligenza.

Nel 1861 arrivava la ferrovia. Contemporaneamente cessava il servizio di diligenza: il vecchio tracciato della via Emilia perdeva il suo ruolo di strada di grande comunicazione, le porte dei Santi e Fiume erano ridotte al rango di ingressi secondari e il borgo dei Santi, nel quale da pochi anni si erano orgogliosamente realizzati due fiori all'occhiello della comunità, il giardino pubblico e il teatro comunale, diveniva una strada qualunque.
Disegno della Biblioteca comunale Malatestiana, F.B.Werner, Cesena (1733). Visto il luogo scelto per la stazione ferroviaria, la porta Cervese, prontamente demolita e ricostruiti in forme bonariamente neoclassiche come Barriera Cavour, divenne l'ingresso principale della città. Un'ampia strada, ai cui lati si affrettarono a sorgere nuovi edifici, la collegò alla stazione.
Il meccanismo dell'espansione era innescato e ben presto tutta l'area compresa fra porta Trova, porta dei Santi e la ferrovia, suddivisa dall'ingegnere comunale Davide Angeli con rigidi reticolati stradali, fu presa d'assalto dall'urbanizzazione novecentesca. Ai margini dell'elegante quartiere residenziale di Madonna delle Rose sorsero poi i primi complessi di edilizia economica e popolare.

Ulteriori informazioni sulla città di Cesena